1 CAP. La partenza.
Ero sveglia, mio marito dormiva accanto a me, ci eravamo coccolati e i baci anche famelici che ci eravamo dati non si contavano. Sapevo che lui doveva partire, sarebbe stato via un paio di mesi e io sarei rimasta sola. Succedeva spesso, lui con il suo lavoro girava il mondo ma a noi andava bene così. Lo raggiungevo spesso scuola permettendo dove insegnavo. Sfruttavo le vacanze e così la nostra vita proseguiva, si c’erano stati degli scossoni e anche forti ma avevamo raggiunto un accordo. Poi ora aspettavo un erede, il nostro erede agognato e ero arrivata già al V mese e la pancia si iniziava a vedere. Mi alzai piano per non far rumore, quella notte avevamo dormito nudi e per un momento apparve allo specchio della camera il mio corpo. La pancia si iniziava a distinguere, i miei seni erano diventati più grossi e pesanti, le aureole dei capezzoli si erano scurite. L’aereo sarebbe partito verso mezzogiorno e io lo avrei accompagnato in aeroporto. Le valige erano pronte, non ci rimaneva che aspettare. Per mia fortuna avevo un giorno libero dalle lezioni e me la potevo prendere comoda. Fui in cucina, la casa era silenziosa, avevo indossato una vestaglia leggera, si era in primavera inoltrata e il freddo invernale era solo un ricordo. In cucina guardai l’orologio, erano le due del mattino ma di sonno non ne avevo, i baci le carezze mi avevano messo un’agitazione indescrivibile. Si, avevo voglia una voglia particolare, quell’essere guardata negli stati in cui mi trovavo…e poi …Poi essere penetrata dopo aver accarezzato a lungo quella carne possente sia con le mani che con la bocca. Ma lui aveva detto no. In quel momento avevo ancora in bocca il suo sapore non mi aveva preso e io ero rimasta con la voglia. Mi feci così una camomilla e andai in terrazza, la casa nostra ce la stavamo costruendo in una zona vicina, ora abitavamo in un condominio quasi in centro. L’ora era tarda e non accesi la luce, mi accomodai così su una poltrona di plastica e guardai di sotto. Nessuno mi poteva vedere i lampioni erano sotto di me e illuminavano la via. Ecco tra non molto sarebbero passati i camion per la raccolta delle immondizie e con loro la città si sarebbe svegliata. I tram con il loro sferragliare, le auto, insomma i rumori che si sentono in città a cui si è così abituati da non farci più caso. Sono il suo sottofondo. Mi sedetti così in terrazza e guardai sotto. Una donna era all’angolo della strada, sembrava aspettasse qualcuno. Sapevo chi era, era una “Bella di notte” L’avevo vista più di una volta ma sempre di sfuggita e questa volta invece ecco che la guardai bene. Non era molto vestita, un abito cortissimo e una borsa a tracolla. Chissà che cosa teneva in quella borsa e chi fosse. Vidi una macchina fermarsi, il parlottare dal finestrino e poi la vidi salire. Ritornò una mezz’ora dopo. Sapevo quello che aveva fatto, si asciugò le mani con un clinex e poi la vidi accendersi una sigaretta. Rimase li una decina di minuti, guardandosi attorno. Ormai quasi albeggiava. Sembrò aver preso una decisione e si avviò verso la fermata dell’autobus che si trovava nella stessa via ma più avanti, il primo bus della giornata. Mi colpì molto aveva passato una notte a farsi scopare in cambio di denaro e non so come pensai alla sua figa tumefatta dalle tante penetrazioni, ebbi un brivido. Io ero li con un mezzo pancione e mio marito mi aveva rifiutato, avevo voglia e non sapevo come fare. Mi rilassai così sulla poltroncina che avevamo in terrazza chiudendo gli occhi, dovevo calmarmi. Mi immaginai per un momento al suo posto, ma come mi sarei vestita? Il mini vestito ci stava ma sotto? Sotto non avrei messo le autoreggenti a rate come aveva quella la che finivano filo fine vestito ma per mio vezzo mi sarei messa un reggicalze con il bustino, avrei mascherato la pancia che avevo. E poi il bustino con attaccate le stringhe per reggere le calze per me aveva un significato particolare. Un ricordo che mi fece impazzire proprio per due mesi e quei due mesi furono follia. Pensai a quello che avevo in guardaroba e che avevo usato con il mio lui in più di un’occasione. Divenni rossa a quei pensieri. Io ridotta in quegli stati ma perché? Perché mi veniva in mente quella vestizione vedendo una puttana? Quel sogno perverso che si era quasi avverato quando avevo conosciuto un lui tutto particolare che mi aveva fatto scoprire un’altra parte di me, mi aveva fatto impazzire nel vero senso della parola, poi lui era andato via e io ero rimasta sola. Era successo tanti anni prima. Ora la realtà! Ero li sulla terrazza di casa a fantasticare, chissà che fine aveva fatto. Comunque acqua passata ora avevo un uomo e gli stavo per dare un erede, ma stare due mesi senza di lui, 60 giorni tra una cosa e l’altra mi faceva star male. Poi lui con la sua solita preoccupazione per me e per il bambino che aspettavo mi aveva rifiutato. Si, avevo giocato con la sua carne, lo avevo fatto inarcare, mi ero cibata di lui del suo piacere. Ma lui rispetto all’altro era diverso, tutto preso per il suo lavoro e per me, Faceva il padrone di casa e molto spesso mi faceva delle prediche, sempre velate…Il mio disordine era proverbiale, cosa che a lui non piaceva ma si trovava tra le mani una mezza artista, mi piaceva dipingere. Comunque la vita andava avanti. Ritornai a dormire, guardai ancora mio marito, dopo il servizio che gli avevo fatto era stremato e si era addormentato, dormiva il sonno del giusto, si era rimesso il pigiama ..no non era possibile! Io no volevo dormire nuda e così mi distesi accanto a lui, sonno, quel dormiveglia, la puttana che avevo visto, ero eccitata e la mia mano corse in basso, mi accarezzai a lungo, ero fradicia di voglia, quella donna mi aveva eccitato e anche i pensieri che avevo avuto sul come vestirmi per eventuali clienti. Presi paura non era da me cosa mi stava succedendo e poi i miei anni ruggenti se vogliamo chiamarli così erano passati e la mia vita si era avviata su due binari perfetti. Casa, lavoro, marito, presto un figlio e poi ? Poi il tempo sarebbe passato inesorabile, forse un altro figlio. L’ideale un maschio e una femmina. Poi ad un tratto mentre avevo questi pensieri ecco che le mie dita che sfioravano mollemente il mio ventre iniziarono a farmi effetto. La voglia latente si faceva sempre più sentire e pensai all’altro, un figlio di puttana di cui avevo perso le tracce. In quel periodo ero giovane, ero all’università. Ricorderò sempre il giorno in cui ci incontrammo, dette l’avvio a una girandola di sensazioni che cercavo di tenere nascoste dentro di me ma tutto quello che era successo era successo. Quel giorno ero in uno spiazzo dell’autostrada, avevo avuto un guasto e aspettavo il carro attrezzi in un’area attrezzata per la sosta, ero persa e…
Anche lui voleva fare sosta e si accostò a me chiedendomi dopo aver abbassato il finestrino se necessitassi d’aiuto. Dire smarrita era poco, in quel periodo si esistevano i telefonini ma io non lo possedevo e io avevo chiamato il mezzo di soccorso da una colonnina di SOS. Si fermò con me a chiacchierare tranquillamente, si informò del mio iter universitario rimanendone molto contento. Quel sorriso e quello sguardo mi piacevano, era una persona simpaticissima e molto alla mano mi aveva fatto per un momento andare via tutti i pensieri che avevo per il guasto alla macchina e …
Poi arrivò il carro attrezzi, caricammo il mezzo e a quel punto dopo che la macchina fu in officina si offrì di accompagnarmi a casa mia, abitavo li vicino e scoprimmo che ci abitava anche lui, facevamo più o meno la stessa strada. La macchina sarebbe stata pronta in un paio di giorni, ma io volevo partire con lei, non mi andava e dovevo trovare un posto per dormire, al che si offrì di ospitarmi a casa sua ma in azienda dove aveva un allevamento di cavalli e altri animali. Sorridendo me lo disse e troppo lungo da spiegare, non si preoccupi vedrà tutto quando lo visiterà e poi se non ricordo male mi ha detto che segue la facoltà di agraria e la cosa le puo essere utile, questa sera ho anche una cena con amici così conoscerà un po’ di gente nuova. Rimasi pensierosa a quella offerta, si, era una persona simpatica, poteva essere un mio fratello maggiore…No poteva essere mio padre e a quel punto accettai vista l’età era del tutto inoffensivo e anche il suo fuoristrada un gippone scassatissimo che a Milano lo avrebbero sequestrato perché inquinava. E poi si trattava solo di un paio di giorni e avrei visitato il suo “allevamento”. Lui aveva il telefono e dall’auto riuscì a chiamare i miei dove spiegai l’accaduto. Mentre parlavo mi disse anche il nome dell’allevamento così che lo dessi ai miei, insomma si comportava nel migliore dei modi. E poi finalmente arrivammo, si era nel mezzo della pianura Padana, una svolta e un lungo viale alberato, la macchina rallentò un momento per entrare sullo sterrato della strada e poi dopo un paio di chilometri ecco delle case e dei capannoni. Una vecchia cascina con dietro tutta una serie di silos e altro. Si vedeva chiaramente che la casa era stata restaurata in maniera perfetta, fermammo l’auto e fui invitata a scendere. Un operaio raccolse i miei due borsoni mentre lui parlava con un altro che doveva essere il fattore diciamo così perché da dietro in quel momento uscì una cisterna per il trasporto del latte e lui ridendo, “Si abbiamo anche mucche da latte e ti posso garantire che il loro latte è buono” Nel mentre oltre al fattore si avvicinò alla macchina anche una signora che apostrofata da lui. “Per piacere Vanda mi porti i borsoni della signorina nella camera di sopra, e poi questa sera aspettiamo ospiti mi dirà a che punto è con la cena passo dopo” Mi accorsi che la donna gli diede un’occhiata omicida ma abbassò la testa e poi mi chiese di seguirla. Il ghiaino sotto i piedi, la parte principale di quella casa colonica riattata era dall’altra parte con davanti un pseudo giardino, un grandissimo prato tagliato alla perfezione con un ombrellone e un paio di sdraio. Una casa grande molto grande e la donna c tenne a farmi entrare da li. E a quel punto sottovoce mi chiese dove avessi incontrato lui. Fu un dialogo strano perché dopo avergli spiegato la situazione e lodato per la sua proposta di aspettare li che mi aggiustassero la macchina lei mi rispose con una frase sibillina. “Quell’uomo non è come crede vada via il più presto possibile lei è giovane e ha tutta la vita davanti”. Presi paura, non capivo ma alla fine ecco che ci trovammo in camera e poi continuò con un sorriso strano
“Forse questa sera conoscerà la persona che dormiva di solito in questa stanza”
Era una camera strana, era si abbastanza grande con un magnifico letto in ferro battuto alla francese di una piazza e mezza, poi l’armadio e una scrivania senza contare una specie di poltroncina con un tavolinetto basso difronte a lei e una stufa in maiolica. La casa era antica e da quello che capì dopo diverse stanze avevano il riscaldamento solo con la stufa a legna. Rimasi sola così con le parole della donna che mi avevano accompagnato. Quell’aria di mistero, quell’invito ad andarmene. Ma non era mica un Barba-blu aveva detto poi che avrei conosciuto una donna che a quanto mi sembrava di capire era stata una sua compagna. Ero indecisa se mettere la biancheria che avevo in borsa nell’armadio ma poi alla fine visto che mi sarei fermata li un paio di giorni ecco che optai per infilare dentro le due valige che avevo. E qui ebbi una sorpresa se una parte dell’armadio era vuota la seconda parte era piena di abiti femminili, e che abiti, tutta sartoria firmata. Rimasi perplessa era realmente un ben di dio di vestiti, ma la donna che li indossava chi era e poi in un cassetto trovai anche un’altra cosa che mi fece sorridere, Non era in bella mostra ma notai ma era avvolto in una bista di pelle che attirò la mia attenzione. Nientepopodimeno che la copia di un fallo maschile perfettamente riprodotto. Sorrisi trovandolo e mentre lo avevo in mano come affascinata da quelle dimensioni che rasentavano il gigantismo ecco che sentì una voce femminile alle mie spalle.
“Effettivamente è un po’ grosso ma ti posso garantire che chi lo prova dopo un po non ne puo più fare a meno”
Non mi aspettavo quelle parole ne la persona che le diceva che in quel momento si trovava sulla porta della camera guardandomi.